Cosa fa il Mental Coach

Il mental coaching è allenamento mentale, niente di più e niente di meno. Le prestazioni di un atleta sono determinate da quattro componenti: preparazione atletica, preparazione tattica, preparazione tecnica e preparazione mentale. Alla preparazione atletica pensano preparatori atletici, medici e nutrizionisti; alla preparazione tattica e a quella tecnica badano allenatore, viceallenatore, allenatore dei portieri. Rimane una casella vuota: la preparazione mentale. Chi se ne occupa? L’allenatore? Impossibile. Per vari motivi; innanzitutto è raro che un allenatore abbia le competenze necessarie a svolgere un lavoro di supporto mentale; in secondo luogo un allenatore ha a che fare con oltre venti elementi e il suo tempo è cannibalizzato da moduli, palle inattive, studio degli avversari e scelte di formazione.

E’ curioso. Tutti parlano dell’importanza dell’aspetto mentale nel calcio (quante volte abbiamo sentito frasi come: “è un problema psicologico”, “avesse avuto un’altra testa chissà dove sarebbe arrivato”, “non ha la mentalità vincente”) eppure anche le principali società professionistiche sono ben lungi dall’attribuirgli la giusta importanza. Si parla di “testa” con superficialità e frasi preconfezionate, come se la testa fosse un oggetto inanimato su cui appoggiare il cappello.

E invece no: la mente è il centro di tutto, senza la giusta solidità anche l’atleta più dotato tecnicamente e fisicamente è destinato a esprimere la metà del suo potenziale e a una carriera da incompiuto. Per diventare un calciatore con la c maiuscola devono funzionare all’unisono piedi, gambe e mente. Ed è la mente che comanda.

Avere al proprio fianco un professionista che ti segue durante la stagione, prima e dopo le gare, nelle fasi di recupero da un infortunio, nei momenti positivi come in quelli negativi, fa la differenza. Avvalersi di un navigatore con cui percorrere la strada è un valore aggiunto di inestimabile importanza. Il navigatore satellitare, secondo definizione, è un dispositivo progettato per assistere il conducente di un’automobile indicandogli il percorso da seguire per raggiungere una qualsiasi destinazione preimpostata dall'utente a partire dalla sua posizione iniziale. In questa definizione sono racchiusi alcuni principi fondamentali del mental coaching: la necessità di darsi un obiettivo, la preimpostazione della destinazione da parte dell’utente (è il calciatore che deve stabilire il suo obiettivo, non il mental coach), il viaggio da una situazione iniziale a una situazione finale (per esempio, dalla Lega Pro alla Serie A) e il compito del mental coach (“assistere”, mettersi al servizio, non “guidare l’auto”). Non ami i navigatori satellitari? Lasciali perdere e pensa alle vetture da rally che hanno pilota e navigatore. Il pilota guida, il navigatore è la sua spalla: segnala difficoltà o insidie del percorso e aiuta il pilota a superare i tratti di scarsa o nulla visibilità. In altre parole: grandi equipaggi per grandi sogni.

Il mental coach lavora con atleti che desiderano massimizzare la qualità dei propri risultati sportivi. E’ proiettato sul futuro e sulle risorse “sane” dell’atleta. Il suo scopo è di fornirgli gli strumenti per ottimizzare le prestazioni. Il mental coach si concentra sulla definizione e pianificazione degli obiettivi, sul miglioramento della capacità di concentrazione, sulla gestione degli stati d’animo, sulla creazione di convinzioni e abitudini mentali vincenti. Aiuta il calciatore a ottenere il massimo sgombrando la sua mente da pregiudizi e credenze limitanti. Come? Con le tecniche di coaching, con le competenze (per esempio utilizzando la Programmazione Neuro Linguistica), con il dialogo (utilizzando le cosiddette “domande potenti”, domande cioè che servono a tirare fuori dall’atleta cose che non è consapevole di sapere) e con tecniche di visualizzazione, di rilassamento e di allenamento dell’attenzione. Il mental coach accompagna l'atleta verso il massimo rendimento attraverso un processo autonomo di apprendimento. Esistono diverse metodologie di coaching: si va dalla Programmazione Neuro Linguistica (PNL) all’Analisi Transazionale, dalla Psicologia Umanista al Self Empowerment. L’approccio che io utilizzo è fondato sulla Programmazione Neuro Linguistica. La PNL è una neuroscienza sviluppata in California negli anni ‘70 dagli studi di Richard Bandler, un matematico, e di John Grinder, un linguista. E' stata definita in vari modi: “l'arte di provocare cambiamenti”; “il processo che analizza l’eccellenza nel comportamento umano in modo tale che i risultati ottenuti possano essere replicati quasi da chiunque”; “una serie di procedure il cui valore si misura in termini di utilità e non di corrispondenza al vero”. Una cosa è certa: la sua origine sta nello studio dell’eccellenza umana.

Il principio base della PNL è che ciascuno di noi può modellarsi su chi ottiene grandi risultati nei campi più disparati in quanto ogni comportamento ha una sua struttura e questa può, appunto, essere modellata, imparata e insegnata. La PNL è oggi applicata in diversi ambiti: nella psicoterapia, nella formazione del personale, nella vendita, nell'insegnamento e, appunto, nello sport. Alcuni presupposti della PNL sono fondamentali per aiutare un atleta a esprimere tutto il suo potenziale, basti pensare al concetto secondo cui “non esiste fallimento, solo risultati” e a come un pensiero di questo tipo porti a considerare gli errori come opportunità di apprendimento e incoraggi a provare cose nuove senza timore di fallire.
In PNL si parla spesso di modellamento, sistemi rappresentazionali, “rapport”, ricalco, ancoraggio, visualizzazione: tutte tecniche e teorie volte a migliorare sia le performance di atleti, manager e artisti sia l’esistenza di persone comuni che ambiscono a ottenere risultati più soddisfacenti nella vita sentimentale e professionale. Tali concetti costituiscono il principale supporto teorico del mio lavoro.

Chi è il Mental coach

I requisiti del buon coach

Non farti scrupoli. Prima di scegliere un mental coach, sommergilo di domande. Così come è giusto che lui voglia sapere tutto di te e della tua carriera, è giusto che tu sappia tutto di lui: “E’ laureato? “Dove e come si è formato per fare il mental coach?”, “Quali titoli professionali ha acquisito?”, “Quale metodologia utilizza?”, “Da quanto tempo fa questo mestiere?”, “Ha fatto sport?”, “Con quali calciatori lavora?”. Il mental coach non è un dermatologo o un avvocato, a garantirti non ci sono uno studio professionale e un titolo universitario appeso al muro. Devi fidarti, e visto che il mondo è pieno di ciarlatani, sei legittimato a soddisfare ogni curiosità.

La capacità manipolativa di alcuni personaggi è straordinaria, soprattutto quando si tratta di acquisire un nuovo cliente. E’ bene porre paletti utili a rassicurarti sulla serietà di chi hai di fronte.

Quali? Innanzitutto che sia un coach professionista. In questo senso fare parte di un’associazione giuridicamente riconosciuta è sinonimo di serietà. Segnalo l’International Coach Federation (ICF), fondata nel 1995, la più antica e grande associazione di coach professionisti del mondo con ventimila associati in oltre cento paesi (ICF ha emanato standard professionali riconosciuti in linea con la Legge 4/2013, che disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi e fornisce le regole specifiche per l’esercizio della professione di coach). Non è difficile verificare l’appartenenza di un coach, basta consultare l’elenco degli iscritti.

Un altro requisito fondamentale è rappresentato dalla laurea. Il coaching è una professione dell’intelletto e, come tale – con buona pace dei coach privi del titolo di laurea - , richiede una preparazione lunga e articolata. Non importa se il tuo coach sia dottore in filosofia o in scienze politiche, importa che almeno fino a venticinque anni abbia dedicato il suo tempo allo studio. I clienti vanno tutelati, soprattutto in un mondo come quello del calcio popolato da strambi personaggi che magari si improvvisano coach dopo una vita trascorsa ad aggiustare rubinetti; massimo rispetto per la nobilissima professione di idraulico, ma un solido percorso di studi costituisce un requisito minimo per svolgere un’attività di supporto mentale. Immagino la tua obiezione: e chi mi assicura che dica la verità? Giusto, chiunque può raccontare ciò che vuole riguardo alla propria carriera scolastica. Mi rendo conto che sarebbe imbarazzante (anche se perfettamente legittimo) chiedere l’esibizione del certificato di laurea e dei master frequentati. Lo ribadisco: devi fidarti, ma non rinunciare alle domande: sono lo strumento più utile per ottenere informazioni e dimostrare al tuo interlocutore che non sei uno sprovveduto. E se prima di risponderti si schiarisce la voce, si gratta la fronte, abbassa lo sguardo e tende a essere sintetico, beh, pensaci due volte prima di metterti nelle sue mani.

E’ necessario che un mental coach sia un esperto di calcio? No, l’esperto sei tu; il coach non si occupa di diagonali e ripartenze, il suo compito è di fornirti gli strumenti giusti per elaborare e identificare i tuoi obiettivi, rafforzare la tua efficacia e migliorare le prestazioni. Non è necessario che sia un esperto di calcio, ma una buona conoscenza della materia è d’aiuto e facilita la relazione con il calciatore.