Storia di un calciatore normale

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Storia di un calciatore normale

Alessandro-GAzzi

La storia di Alessandro Gazzi è la storia di un calciatore normale. Nessun talento particolare, ma una grinta feroce e una dedizione al lavoro che gli hanno permesso di collezionare 10 presenze in Europa League, 221 presenze in Serie A (4 gol) e 164 in B (5 gol).
Ora Alessandro gioca nell’Alessandria in Serie C e ha rilasciato un’intervista al sito Toronews che vi invito a leggere. E’ un grande esempio per tutti coloro che hanno poca fiducia in se stessi e trascorrono gran parte delle loro giornate a chiedersi se potranno diventare calciatori professionisti oppure no.
Alessandro Gazzi, l’esempio perfetto di come si possa raggiungere la vetta anche senza piedi buoni e santi in paradiso.
“Da giovane praticamente non parlavo, facevo fatica a tirare fuori due frasi intere, anche nello spogliatoio mi rivolgevo a pochi compagni, non ero per nulla estroverso. Con l’età e un profondo lavoro su me stesso un po’ sono migliorato, ma rimango comunque molto riservato, timido. Ho ancora un po’ di timore a stare al centro dell’attenzione. A Bari, l’anno dell’arrivo di Conte, c’era quella cavolo di lavagna. Lo staff ci scriveva sopra gli orari degli allenamenti e comunicazioni di servizio. Io iniziai, quasi per caso, a scriverci dei brevi commenti scherzosi. ‘Cercasi guanti per Vito’ scrissi un giorno in riferimento alla giornata no del nostro portiere. Qualcuno notò quella scritta piccola, un po’ defilata e rise. Divenne una tradizione…
La lavagna mi ha aiutato a interagire, è stato un espediente per far conoscere una parte del mio carattere che non sarebbe venuta fuori altrimenti.
Per me il calcio è stato un viaggio interiore alla ricerca di quello che volevo essere. In tutti questi anni non ho fatto altro che cercare le sensazioni genuine e spontanee che avevo quando ero un bambino. È stato un viaggio lungo e per arrivare fin qui ho dovuto attraversare tempi ed esperienze non sempre positive, in contesti molto diversi tra loro; ho affrontato difficoltà che andavano al di là del campo da gioco… avete capito cosa intendo. Io ho considerato il calcio una ricerca della persona che volevo essere da piccolo.
A 8 o 9 anni avevo i sogni di tutti i bambini, ma durante l’adolescenza non ho mai pensato realmente di farcela a diventare un calciatore professionista, probabilmente perché sono fatto in un certo modo. Forse in fondo, proprio in fondo, un minimo di speranza c’era, ma ero abbastanza predisposto al fatto che la selezione naturale che avviene nel corso degli anni mi avrebbe tagliato fuori. Mio padre mi aveva avvertito: ‘Solo un bambino su 6.000 riesce a fare del calcio il suo lavoro”. Mi ero fatto due conti e avevo capito subito che sarebbe stato difficile. Conservando in me quella frase, ho vissuto la mia vita serenamente, senza paranoie. Andavo all’Itis con indirizzo informatico, pensavo di iscrivermi all’università per prendere la laurea in informatica. Non c’è mai stato un vero e proprio piano B. Studiare o lavorare, non so. Per questo, quando ho firmato il mio primo contratto da professionista avevo paura, sembrava fosse accaduto qualcosa che non avevo previsto…
Adesso, a 34 anni, sento che il mio viaggio nel calcio non è ancora finito, ma bisogna comunque prepararsi per il prossimo, di viaggio. Progetti ne ho tanti, avrei voglia di fare tante cose, dipende tutto dalle motivazioni e dagli stimoli. Ora però sono concentrato su quello che in uno, due o tre anni dovrò concludere. Poi valuterò con calma quale strada intraprendere. Ho sempre voluto essere me stesso, non assomigliare a nessun altro perché è difficile essere qualcosa di diverso da sé e avrebbe poco senso snaturarsi. Non posso essere un trequartista dai piedi buoni, la mia caratteristica è la grinta e, sinceramente, devo ancora riflettere sul perché ho sempre messo in campo questa peculiarità.
Ho dato tutto in campo per i compagn

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

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