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Occhio al burnout

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Chi mi conosce, sa quanto consideri fondamentale il lavoro quotidiano, la strenua volontà di alzare ogni giorno l’asticella e la filosofia del miglioramento continuo. E sa anche quanto non sopporti gli alibi (il mister che non mi vede, la sfortuna, il campo allagato, le scarpe strette, il destino gramo).
La necessità di lavorare duro per migliorare ogni abilità e diventare la migliore ipotesi di sé stessi, però, va coniugata con la capacità di gestire la propria energia e il proprio corpo. Inutile fermarsi un’ora a fine allenamento per tirare in porta se si è stanchi o si è vissuto una giornata difficile perché abbiamo litigato con il papà o la fidanzata; rischieremmo soltanto di fare danni, ad esempio infortunarci o uscire dal campo di pessimo umore e con l’autostima in ribasso perché non ne abbiamo azzeccata una.
Avete mai sentito parlare di burnout? E’ una parola di origine anglosassone che significa esaurimento, crollo o surriscaldamento, e dà l’idea di ciò di cui si sta parlando, ovvero una condizione di stress. Stress che può determinare logorio psicofisico ed emotivo, con vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse e concrete conseguenze nella realtà lavorativa, personale e sociale dell’individuo. La sindrome del burnout venne inizialmente associata alle professioni sanitarie e assistenziali, per poi essere collegata a qualsiasi contesto lavorativo con alte condizioni stressanti e pressanti come ad esempio posizioni di grande responsabilità o grandi aspettative esterne (come appunto gli sportivi o i grandi manager o i personaggi dello spettacolo).
Insomma, impariamo a gestire la nostra energia, non esageriamo, diamo il massimo ogni volta senza dimenticare che il massimo di oggi non necessariamente coincide con il massimo di ieri o dell’altro ieri o di domani.
Ogni giorno è diverso dal precedente; viviamolo con equilibrio traendo il massimo che ci è possibile in quel determinato momento.
Non facciamo i super-eroi, impariamo a dosarci, a spingere a mille quando siamo al top e a 300 quando il nostro motore batte in testa. L’eccessiva severità con sé stessi può essere pericolosa quanto l’eccessiva indulgenza.

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

1 Comment

  1. Moder scrive:

    Great post CD! It really seems like we are ingrained with needing to show this “badge of honor to others in our profession to somehow show our worthiness to practice medicine. I remember in my fortunately brief stint in surgery residency how we would brag how many hours of sleep we got (the lower the better) or how many hours a week we were actually putting in (the higher the better, I recall a couple of times I was putting in 130+ hrs/wk for the month). I think that is a game of one upsmanship that should be reserved fo the young. As I have gotten much older and wiser I realize that this has nothing to do with how good a doc I am or how well I provide patient care (in fact I think the opposite holds true like you implied, with lack of sleep and burnout contributing to decreased ability to provide good medical care). I hope the burnout cry gains some footing. For the first time in my 12 years at my current job the president put out a letter saying they are looking into reducing burnout. That is a major step for the better in my opinion. vendor information pages

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