Non conta quanto giochi, conta come giochi

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Miglioramento continuo
20 novembre 2018
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Non conta quanto giochi, conta come giochi

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Ragazzi, basta con questa storia dei musi lunghi in panchina. Il calcio è cambiato; anche la Serie A sta andando verso le quattro sostituzioni a partita e sempre più il calcio sta diventando uno sport in cui sono previsti sedici titolari, non undici. Basta facce da funerale! Non siamo più negli anni Sessanta e Settanta in cui le formazioni titolari si conoscevano a memoria e le tre riserve marcivano in panchina con i numeri 12, 13 e 14 tatuati sulla pelle, chiamate in causa soltanto se un compagno veniva accoltellato da un avversario.
Il calcio ha aumentato i ritmi a dismisura, l’agonismo è sfrenato, la fisicità comanda (spesso a discapito della tecnica, ahimé), ora un allenatore deve poter contare su una rosa di venti guerrieri pronti a entrare in battaglia in ogni momento. Può scegliere di rinunciare a te all’inizio perché ti considera perfetto per entrare nell’ultima mezz’ora, quando il tuo passo rapido e le tue giocate potranno fare male alla retroguardia avversaria ormai stanca. Oppure potrà sceglierti all’inizio per le tue qualità di incontrista, ma tirarti fuori al termine del primo tempo non perché sei un asino, ma perché ha bisogno di un centrocampista dotato di maggiore inventiva.
Capisco benissimo che la panchina faccia soffrire. Sono rare le situazioni della vita in cui gli “scartati” sono in bella vista davanti a un pubblico. Il mondo è pieno di scartati e di riserve, in vari momenti dell’esistenza capita a tutti di essere scartati e riserve, però non si vede che siamo lì in fila. Nel caso dello sport di squadra sì. Allora soffri perché devi combattere lo stato d’animo che ti ha assalito dal momento in cui l’allenatore ha comunicato la formazione iniziale. Soffri perché non devi mostrarlo al mister il quale, altrimenti, penserà che non te ne freghi nulla della squadra. Soffri perché la panchina ti costringe ad assumere atteggiamenti contrari al tuo umore: devi diventare tonico e partecipe quando preferiresti accucciarti in un angolo.
Imponiti un atteggiamento positivo; vedrai che ti aiuterà quando toccherà a te entrare in campo. Quando sarai chiamato in causa, non dovrai sentirti una riserva, ma un titolare, il giocatore prescelto per aiutare la squadra. Entrerai con un atteggiamento di sostegno nei confronti dei compagni più stanchi, quasi da capitano aggiunto, “ok ragazzi, ora ci sono io, sono carico, riposato, vi do una mano”.
Se parti riserva e poi tocca a te, entra in campo con il sentimento di essere pronto a spaccare tutto, non con il sentimento di dovere essere accettato dai tuoi compagni. Entra con una postura tonica, a testa alta; non a testa bassa e passo lento. E una volta in campo fai le tue giocate, non nasconderti. Dimostra a te stesso che sai pensare, sai accettare un’esclusione, sai entrare ed essere decisivo. Mostra a te stesso che hai il coraggio di giocare come sai, non solo di giocare per ricevere una pacca dal mister.
Ricordati sempre una cosa: non conta quanto giochi, conta come giochi

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

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