Il mental coach dei campioni

Italian head coach of Juventus Fc, Antonio Conte, reacts during the Italian Serie A soccer match against Genoa at Juventus Stadium in Turin, Italy on 22 October 2011.
ANSA/DI MARCO
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Il mental coach dei campioni

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Stamattina leggevo su Repubblica un’intervista a Nico Rosberg, il campione del mondo di Formula Uno, il quale racconta che una delle chiavi del suo successo è stata quella di avvalersi della collaborazione di un mental coach e di avere sempre dato un’importanza assoluta al lavoro mentale.
E mi è tornato in mente l’incontro che qualche mese fa ho fatto con il responsabile del settore giovanile di un’importante squadra di Serie A. In quell’occasione espressi l’opinione che molti ragazzi che giocano nella Primavera dei grandi club non sono psicologicamente pronti al calcio professionistico e non è un caso che molti di loro, una volta finita la trafila nelle giovanili, fatichino a trovare un posto da titolari non solo in Serie B ma anche in Lega Pro. Il motivo è semplice: in Lega Pro e in Serie B giocano calciatori veri, gente che da anni lotta e lavora duro per guadagnarsi un buon stipendio, trentenni che magari hanno già due figli e in campo non hanno paura di nulla. Pensate che sia facile per un ragazzino di diciotto anni scontrarsi con questo tipo di giocatori dopo gli anni ovattati del settore giovanile?
Gli dissi che, a mio avviso, un sostegno psicologico nella delicata fase degli anni di passaggio dal calcio giovanile al calcio dei grandi potrebbe aiutare i ragazzi ad affrontare il professionismo con maggior consapevolezza e far sì che le squadre non disperdano il loro patrimonio tecnico nei meandri delle serie minori. Lui mi guardò perplesso, mi disse: “Gli allenatori sono spesso contrari a queste cose… Si potrebbe anche provare, mal che vada abbiamo buttato via un po’ di soldi”. Insomma, mi rispose come se si trattasse di un investimento di cento euro al Superenalotto o di una puntata alla roulette o dell’acquisto di un forno a microonde.
Capisco che questo episodio possa far sorridere, ma si tratta della pura verità. Se da una parte i calciatori sono sempre più disponibili all’idea di mettersi in discussione e di affrontare un percorso di allenamento mentale, le squadre di calcio continuano a pensare che si.. mah… no… boh… il budget… Già, il budget, parolina magica per castrare qualsiasi tentativo di sviluppare la cultura del settore giovanile; parolina che, invece, finisce nel dimenticatoio quando si tratta di spendere milioni per un bidone straniero.
E’ un peccato; allo stato attuale i giovani giocatori che vogliono avvalersi dell’aiuto di un mental coach sono costretti a chiedere una mano alle loro famiglie (spesso di umili origini). Se le società (perlomeno tutte le società professionistiche) si organizzassero e iniziassero a dare il giusto valore all’allenamento mentale e all’aspetto psicologico nel calcio, ne trarrebbe benefici tutto il sistema.

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

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