La forza del dialogo interno

Atalanta goalkeeper Marco Sportiello saves a penalty kicked by Napoli's Gonzalo Higuain during a Serie A soccer match in Bergamo, Italy, Wednesday, Oct. 29, 2014. (AP Photo/Felice Calabro')
Gli errori sono il nostro tesoro
27 dicembre 2017
Mostra tutti

La forza del dialogo interno

fabio_grosso_getty__19_

Sensazioni fisiche e stati d’animo sono strettamente legati. Gli atleti ben allenati hanno più facilità nel raggiungere il massimo livello prestazionale perché sono meno coscienti di sé fisicamente. Tutto viene facile e leggero quando stiamo giocando alla grande, come se il corpo non ci fosse e le gambe girassero da sole. Meno sentiamo il nostro corpo, più riusciamo ad esprimerci.
Qualsiasi fattore che tende ad aumentare la coscienza di sé durante la gara rende il “flow” (termine inglese che gli psicologi sportivi utilizzano per definire l’esperienza ottimale, uno stato psicofisico in cui la persona è completamente immersa in un’attività) più difficile da raggiungere. Uno di questi fattori è il pensiero negativo. Matt Fitzgerald, nel suo saggio “Quanto dannatamente lo vuoi?”, riporta uno studio del 2014 condotto da un team di scienziati guidati da Samuele Marcora, il quale invitò un gruppo di volontari a pedalare sulla cyclette fino allo sfinimento in due prove intervallate da due settimane l’una dall’altra. Tra le due prove, la metà dei soggetti fu addestrata all’uso del dialogo interno positivo, una strategia di lavoro mentale che gli atleti guidati da un mental coach usano per neutralizzare i pensieri negativi. All’altra metà dei soggetti, invece, non si parlò di dialogo interno. Quando il test fu ripetuto, i soggetti che avevano utilizzato il dialogo interno positivo migliorarono il proprio tempo del 17% e, anche se entrambe le prove erano state ripetute alla stessa intensità, riferirono valutazioni significativamente più basse dello sforzo percepito nella seconda prova. I soggetti dell’altro gruppo, invece, non migliorarono tra un test e l’altro e le loro valutazioni dello sforzo percepito non cambiarono.
Alcuni atleti sono particolarmente inclini a pensare negativamente durante una gara; non fanno altro che dare spazio al pensiero critico (che potremmo anche definire“autosabotaggio”o pensiero “terroristico”) e gran parte del loro dialogo interno deriva dall’eccessiva attenzione al risultato desiderato. Tutti gli atleti gareggiano per raggiungere gli obiettivi, ma quelli con scarsa fiducia in sé sono cosi preoccupati per il loro obiettivo che allontanano l’attenzione dal compito del momento. Essi ritengono che, se riusciranno a raggiungere l’obiettivo, allora avranno fiducia in sé stessi. Non funziona così, funziona esattamente al contrario: la fiducia in sé stessi deve venire prima. Devi sentirti un leone non perché il mister ti ha dato la maglia da titolare, ma a prescindere, prima ancora di entrare negli spogliatoi; devi sentirti un leone perché stai lavorando ogni giorno per diventare più forte e sei sicuro che al momento giusto risponderai alla grande. La maglia da titolare prima o poi arriverà, è una semplice conseguenza.
Come Fabio Grosso. Ricordate i mondiali del 2006? Partì riserva; concluse da idolo facendo piangere di gioia una nazione.

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *