Ipocrisia e ignoranza ai tempi del coronavirus

esultanza
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4 aprile 2020
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Ipocrisia e ignoranza ai tempi del coronavirus

spalti

Quanta ipocrisia, quanto fango è stato buttato sul mondo del calcio in questi mesi.
Fino a una decina di settimane fa si faceva a gara a disquisire di Var e di Lazio, di Inter e Atalanta, ci si esaltava per la Nazionale di Mancini e ci si scannava ognuno a difesa della propria bandiera.
Poi è arrivato il coronavirus e all’improvviso gli italiani hanno iniziato a fare a gara a chi parlava peggio di calcio e calciatori.
Quanta ignoranza, quanta falsità è emersa dalla pletora di“perbenisti” che infesta i social.
Questa gentaglia sempre pronta ad accodarsi alla grancassa dei luoghi comuni dimentica che i giocatori milionari rappresentano una percentuale bassissima degli addetti ai lavori e forse non sa che, mediamente, un calciatore di Serie C (e stiamo parlando di fior di professionisti) porta a casa i soldi di un impiegato, con la differenza che nella maggior parte dei casi gli impiegati sono assunti a tempo indeterminato mentre i calciatori hanno contratti a termine e se si spaccano un crociato rischiano di rimanere disoccupati da un giorno all’altro.
Quanta ignoranza in chi dimentica che il calcio rappresenta una delle prime dieci industrie d’Italia. Se vengono presi in analisi i bilanci delle varie società, sia professionistiche che dilettantistiche e giovanili, si arriva a un risultato che pone il valore del calcio italiano ad oltre 4,25 miliardi di euro. Di questi, come recita un report della FIGC risalente a settembre 2019, oltre il 70% proviene dal mondo professionistico. I costi maggiori sono collegati agli stipendi di calciatori e personale addetto ai lavori seguiti da quelli delle operazioni di calcio mercato. La conclusione più importante è che il calcio vale oltre il 7% del PIL italiano.
Quanta ignoranza in chi dimentica che l’industria calcistica fornisce lavoro a circa 250 mila italiani e porta nelle tasche dei lavoratori oltre 22,5 miliardi di Euro. Numeri interessanti anche per il Governo, visto che portano oltre 9 miliardi di euro all’anno nelle casse dell’Erario di Stato.
E allora ministro Speranza, lasci perdere frasi populistiche come quella pronunciata l’altro ieri: “in un momento così il calcio è l’ultimo dei problemi”.
Il calcio è un industria come tutte le altre. Merita rispetto, così come meritano rispetto le migliaia di famiglie che grazie al calcio vivono. Fino a che continuerete a confondere le ville di Cristiano Ronaldo e Messi con la situazione in cui navigano quasi tutti i calciatori, continuerete a mostrare tutta la vostra incompetenza ogni volta che aprite bocca.

Marco Cassardo
Marco Cassardo
è scrittore e mental coach dei calciatori. Si è formato in Coaching e Programmazione Neurolinguistca (PNL) conseguendo i titoli di Coach Certificato ICF (International Coach Federation) e Master Practitioner in PNL. Ha scritto il saggio sportivo "Belli e dannati" (Limina, 1998, 2003) e tre romanzi: "Va a finire che nevica" (Cairo 2007), "Mi manca il rosso" (Cairo 2009),"Un uomo allegro" (Miraviglia Editore, 2014). Nel marzo 2016 è uscito il suo libro dedicato all'allenamento mentale dei calciatori: "Campioni si diventa" (Cairo).

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